domenica 25 novembre 2007

Scienza e tecnologia

Per una nuova ”Knowledge economy”ovvero aziende farmaceutiche ed innovazione
Occorre che politici e scienziati prendano coscienza delle possibilità della nuova farmacologia
dal seminario "Scienza e tecnologia" CARID, Università di Ferrara
Non ritengo un delitto o qualcosa di deprecabile il fatto che le aziende farmaceutiche lavorino e cerchino il profitto sui farmaci che sono i loro principali prodotti.
Certo bisogna tenere conto che i farmaci sono prodotti etici con particolari ruoli ed aspettative da parte delle società che li utilizzano.
Sono attesi, infatti, come rimedi (dal gr. Pharmakon), come composti utilizzati nel trattamento delle malattie, per la prevenzione degli stati patologici o per la diagnosi di malattie nell’uomo e negli animali e quindi per concorrere alla salute: uno dei beni più preziosi dell’uomo.
Il punto cruciale sull’operato delle aziende, a mio parere, è un altro.
L’ ostinazione nel perseguire proditoriamente ormai vecchi schemi farmacologici ed economie che concorrono al rallentamento del progresso medico e quindi della salute nelle nostre società.
Oggi, infatti, la ricerca ha raggiunto progressi tali che continuare ad operare come fa oggi la medicina sembra non più accettabile.
La genomica consentirebbe di utilizzare i farmaci in maniera estremamente selettiva sia per quanto riguarda i tempi di utilizzo che le dosi, le popolazioni e gli individui target.
Continuiamo a sparare nel mucchio cercando di colpire le formiche con i cannoni.
Utilizziamo sostanze chimiche (salvo poche eccezioni nel settore oncologico) che agiscono in maniera indiscriminata su tutto l’organismo.
Tutto questo con aumento della spesa una medicalizzazione indiscriminata ed effetti collaterali causa di degenza ospedaliera e di spese territoriali crescenti.
Ad esempio abbiamo una miriade di farmaci antiipertensivi che agiscono tutti sul sintomo (pressione alta) senza agire sulla causa.
Lo stesso dicasi per il diabete mellito e gli elevati valori di grasso nel sangue (dislipidemie).
Alla sospensione di questi farmaci (che spesso presentano effetti collaterali non indifferenti) la malattia si ripresenterà come prima. E così anche per l’utilizzo degli antiblastici nella chemioterapia.
La frequente insorgenza di sempre nuove resistenze agli antibiotici che impongono l’immissione sul mercato di antibiotici sempre più nuovi e costosi.
Questo per citare le principali malattie oggi causa di mortalità.
Tutto questo perché le aziende farmaceutiche oggi, tranne poche eccezioni, cercano i loro guadagni sfruttando filoni di ricerca ormai obsoleta.
Non perseguono l’innovazione, la realizzazione di nuovi impianti produttivi ed una nuova gestione della conoscenza acquisita.
In definitiva sanno che il settore, secondo le attuali linee di produzione, è remunerativo e con poca spesa potrà continuare a guadagnare per molti altri anni. Le industrie farmaceutiche infatti negli anni della recessione mondiale, dal 2001 ad oggi, sono state le poche industrie che hanno continuato a fare profitti.
Basterebbe l’impegno deciso delle Istituzioni e di organizzazioni scientifiche serie per imporre il salto di qualità nell’arco di pochi anni!
Guido F. Guida
http://www.guidofguida.it

1 commento:

gieffegi ha detto...

Finalmente buone nuove dalla genetica e dalla innovazione vengono da un importante articolo pubblicato su JAMA (2008;299(3):296-307)! Secondo quanto comunicato da Amy I. Lynch, PhD e coll. è possibile con un test genetico conoscere, in anticipo, la sensibità ad alcune classi di farmaci antiipertensivi.
Pharmacogenetic Association of the NPPA T2238C Genetic Variant With Cardiovascular Disease Outcomes in Patients With Hypertension. The NPPA T2238C variant was associated with modification of antihypertensive medication effects on cardiovascular disease and BP. Minor C allele carriers experienced more favorable cardiovascular disease outcomes when randomized to receive a diuretic, whereas TT allele carriers had more favorable outcomes when randomized to receive a calcium channel blocker